lunedì 25 gennaio 2010

Incontro con Luca Telese




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Luca Telese
QUALCUNO ERA COMUNISTA
Sperling & Kupfer
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9 novembre 1989: crolla il Muro di Berlino, finisce un mondo. Pochi giorni dopo, il segretario del PCI Achille Occhetto pronuncia, davanti  ai partigiani della Bolognina, parole destinate a cambiare per sempre 
la politica italiana. È l' atto iniziale della fine del più importante  partito comunista d' Occidente. Nei quindici mesi successivi, fino al  congresso conclusivo di Rimini del febbraio 1991, la dissoluzione del  grande partito di massa si trasformerà in una vicenda intricata e  piena di colpi di scena, che assumerà via via toni epici, tragici, a  tratti farseschi. Qualcuno era comunista, come un romanzo corale,  racconta questa storia e i suoi primattori: da Occhetto, il leader  neoromantico, arruffato ed emotivo, al suo gelido alter ego Massimo  D'Alema; da Pietro Ingrao, il visionario che voleva la luna, al  granitico e «britannico» Giorgio Napolitano. Ma la ricostruzione della  Svolta (come fu battezzato il trapasso del PCI) è anche una vicenda di 
popolo, l' ultima storia comunista d'Italia. Intreccia percorsi di vita  quasi simbolici come quello del meccanico di Berlinguer, del compagno  che rubò il ritratto di Stalin, del grafico che inventò la Quercia o 
dell' interprete che traduceva gli strappi berlingueriani per il  Cremlino. Punteggiato dalle testimonianze dei protagonisti di allora e  dal controcanto del più geniale prodotto della satira nostrana ( il  Cuore di Michele Serra ) questo libro svela in cosa consisteva la  «diversità» del comunismo italiano, raccontando proprio il momento in  cui i suoi valori si avviavano verso un turbolento e, per certi versi,  incredibile epilogo. Ma c' è un altro motivo per cui rievocare il  terremoto del 1989, vent' anni dopo, ha un senso profondo. Quella 
storia, infatti, non è finita. Ha lasciato in eredità una sinistra  senza identità, incapace di vincere, una classe dirigente bloccata  dagli stessi ex quarantenni che pretendevano il ricambio generazionale  due decenni prima, un partito che ha mutato nome quattro volte, senza  mai cambiare facce. Forse perché, ancora oggi, su tutti i reduci di  quella vicenda pesa, come una maledizione, il marchio della Bolognina,  della Svolta incompiuta, che li ha resi «post» o «ex» comunisti senza  mai riuscire a trasformarli in qualcosa di nuovo.
Luca Telese scrive oggi per "il Fatto Quotidiano" ed è autore di altri  tre libri: "La lunga Marcia di Sergio Cofferati" (Sperling & Kupfer  2003), "Lula! Storia dell' uomo che vuole cambiare il Brasile e il  mondo" (con Oliviero Dottorini  Castelvecchi 2003) e "Cuori neri"  (Sperling & Kupfer 2006). Sempre per la Sperling cura la  collana "Le  radici del presente", che si occupa di raccontare il passato prossimo 
dell' Italia, quello che per i giornali è vecchio, per i libri di  storia è prematuro e per noi è interessante.


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