giovedì 26 novembre 2009

Obama sempre più a Stelle e Strisce!

Poco più di un anno fa l’illusione mediatica che l’elezione del primo presidente USA “nero” avrebbe portato stravolgimenti positivi nel panorama mondiale dei diritti, dell’economia, dell’ambiente e della pace aveva rischiato di coinvolgere anche molti di noi. I fatti purtroppo stanno lentamente risvegliandoci da quella specie di trans mediatico messo in piedi “ad hoc” da chi doveva a tutti i costi dare una svolta di facciata alla politica degli Stati Uniti, nel tentativo di rilanciare una economia in profondo recesso.

La riforma Sanitaria, ancora non completata, è in corso di stravolgimento: il Senato ha già ridotto del 20% il budget proposto dalla Camera ed ha tolto dalle prestazioni l’interruzione di gravidanza per accogliere l’approvazione dei senatori cattolici. Più in generale va considerato che si tratta di una riforma necessaria alla politica interna americana per garantire una forma di “aiuto di stato” anche all’industria della salute dopo aver fatto la stessa cosa con banche ed industria automobilistica.

Anche sul clima le voci che trapelano in vista del prossimo incontro di Copenaghen non sono delle migliori poiché si dà oramai per scontato che USA e Cina non raggiungeranno un accordo nel ridurre l’emissione di gas serra.

Qualche anno fa scrissi che nessun presidente degli USA era mai stato eletto senza l’appoggio di Big Pharma e della lobby dei commercianti di armi. Personalmente sono sempre stato convinto che la stessa cosa dovesse essere considerata anche per l’elezione di Obama e che le pressioni di questi imponenti centri di potere economico si sarebbero prima o poi fatti sentire anche a livello politico.Purtroppo proprio in questi giorni anche sul fronte del disarmo e del ritorno alla pace la politica americana inizia a dare le prime pesanti delusioni rispetto alle promesse fatte in campagna elettorale.
Dall’ultimo vertice di guerra è emerso che è intenzione del Presidente terminare il lavoro iniziato nel 2001 inviando 30 mila uomini in Afganistan (poco conta che i vertici militari ne chiedessero 40 mila, sembrano comunque tanti !).
Ancora più inaccettabile il reiterato rifiuto a firmare il trattato contro le mine antiuomo, la loro vendita ed il loro uso, proseguendo e confermando su questo fronte la politica di G.W. Bush chiesta e pretesa dai signori delle armi.

Claudio Santi

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